La Collezione Spada

La Collezione Spada è frutto della passione del dott. Francesco Spada, medico ematologo, appassionato di antiquariato e di musica che, girando tra i mercatini e i negozi di antiquariato, comincia ad acquistare strumenti musicali antichi. Nel corso degli anni il numero degli strumenti aumenta e nasce così l’idea della Collezione. In circa venticinque anni di ricerca il dott. Spada ha raccolto strumenti, li ha studiati, fotografati, catalogati e restaurati.

Attualmente la Collezione conta oltre settecentocinquanta pezzi, suddivisi in quattordici famiglie, che vanno dalla metà del XVIII secolo al primo Novecento. Vi sono anche due piccole collezioni, una di flauti peruviani a tacca, di età precolombiana, alcuni in canna e altri in osso, e un’altra di strumenti etnici extraeuropei. Per ogni pezzo è stato fatto uno studio organologico valutandone l’epoca e il luogo di costruzione, i materiali utilizzati, il costruttore, i successivi interventi di ammodernamento e restauro e l’ambito di utilizzo. Ogni strumento è stato fotografato, misurato e descritto accuratamente registrandone il diapason e le misure più significative. Attualmente è in corso una nuova fase fotografica che si avvale di tecniche digitali che permettono, oltre che visioni tridimensionali degli strumenti, anche un’accuratissima definizione di tutte le misure. La classificazione in famiglie è ovviamente la parte meno rigorosa e più opinabile del lavoro svolto; la possibilità di classificare gli strumenti musicali secondo innumerevoli criteri rende questa parte affascinante e in continuo divenire. La consapevolezza che uno strumento musicale musealizzato perda gran parte del suo carico di storia, di cultura e di ritualità riducendosi a mero produttore di suoni ci ha portato a una ricerca per contestualizzare il più possibile l’oggetto con l’utilizzo di materiale cartaceo, audiovisivo e, sempre più spesso, multimediale.

Gli interventi operati su alcuni strumenti sono stati effettuati nel rispetto di un’idea del restauro il più possibile conservativo piuttosto che tendente al recupero funzionale, cercando di salvaguardarne gli aspetti costruttivi, i legni, i metalli, le colle e le vernici originali e operando con l’utilizzo di tecniche diagnostiche e di restauro congrue per ogni strumento. Ciò consente di conservare l’autenticità dello strumento come il suo costruttore lo intese quando lo fabbricò, permettendo anche di riconoscere i successivi interventi operati sullo stesso strumento da suonatori e artigiani che testimoniano il mutare dei gusti, delle sonorità e delle tecniche esecutive. Tra gli oltre settecentocinquanta strumenti spiccano un salterio di area meridionale della metà del XVIII secolo, due flauti di avorio dello stesso periodo, una viola d’amore Laube, una serie di chitarre di liutai meridionali tra cui una chitarra-lira di Jorio e un mandolone di De Maria del XVII secolo, una ghironda di Pajot, una musette francese in avorio del Seicento, un melophon, molti strumenti da banda ma soprattutto un piccolo organo positivo processionale napoletano con tastiera di sole due ottave.

La Collezione Spada comprende anche una ricca biblioteca, consultabile sia direttamente che tramite posta elettronica. Infine vi è una sezione dedicata ai compositori pugliesi presenti con alcuni manoscritti originali, alle bande pugliesi con la loro storia e le loro divise e a un particolare genere, la marcia funebre, peculiare dei riti della Settimana Santa specie a Taranto.

La funzione di una Collezione privata è quella di inserirsi sul territorio, stimolarne e valorizzarne gli aspetti culturali, conservare e studiare le origini, interagire con le istituzioni politiche e culturali locali, garantendo vivacità culturale e rigore scientifico indispensabile per un uso sempre più improntato alla didattica e alla ricerca. In questa direzione, sia pur tra mille difficoltà e disinteresse degli amministratori locali, si colloca questa Collezione, sita a Montemesola (Taranto), in via Donizetti 6, e visitabile su prenotazione sia da un pubblico di specialisti sia da semplici appassionati. La collezione è anche visitabile on line collegandosi al sito www.collezionespada.it.

Le schede catalografiche utilizzate dalla Collezione Spada sono abbastanza semplici e funzionali per una piccola collezione. Gli strumenti sono stati catalogati con una lettera maiuscola a cui segue un numero progressivo che identifica lo strumento nell’ambito del proprio gruppo. I gruppi sono: A (strumenti archeologici), B (strumenti ad arco), C (strumenti a pizzico), D (strumenti a plettro), E (flauti), F (flagioletti, pifferi e flauti dolce), G (arpe, salteri e cetre), H (strumenti a tastiera) I (ottoni), J (altri strumenti a fiato), K (strumenti a percussione), L (fisarmoniche), M (strumenti popolari), N (strumenti dal mondo), O (strumenti meccanici ed elettrici).

Sono state approntate schede catalografiche per ogni strumento, raggruppandole per ambiti omogenei, utilizzando i millimetri per le dimensioni, le note nella terminologia italiana e il segno / per indicare il rigo successivo per le scritte dei marchi. Le mie schede sono relativamente simili a quelle utilizzate al Museo degli Strumenti Musicali di Milano con due piccole aggiunte che ritengo utili per una collezione private: la prima riguarda la provenienza dello strumento in modo da poter risalire ai precedenti proprietari e certificarne la liceità dell’acquisizione, la seconda è una stima del valore venale dello strumento. In prospettiva vi è l’inserimento nella scheda di un rilievo scanner-laser per tutti gli strumenti, da cui ottenere, oltre che una altissima definizione dei particolari e delle dimensioni, una visione tridimensionale e colorimetricamente affidabile di ognuno di essi.

L’esperienza della mostra “Musica Fuori dai Teatri” ci ha dato la possibilità di sperimentare un tipo di classificazione degli strumenti musicali esposti, oltre un centinaio, secondo un criterio che sfugge ai canoni della tradizionale e più utilizzata classificazione Sachsiana in classi, gruppi e sottogruppi in base alla modalità fisica con cui viene provocata la vibrazione che genera il suono. Anziché quindi una suddivisione organologica degli strumenti (popolari e da strada) che si volevano esporre, si è lavorato su una classificazione empirica suddividendo gli strumenti per contesti di utilizzo, in base cioè al ruolo svolto nell’ambito sociale (di tipo devozionale e sacro, militare, domestico).

Abbiamo voluto raggiungere il primo degli obiettivi di un’esposizione, che è favorire la crescita culturale, a partire proprio dalla suddivisione degli ambienti, che ha facilitato indubbiamente l’accostarsi di un pubblico non necessariamente di specialisti. Abbiamo allestito sette ambienti che raccoglievano rispettivamente strumenti da banda, didattici, del lavoro, militari, liturgici, musica meccanica, e un’altra stanza che conteneva più in generale strumenti della tradizione popolare del sud Italia. Accrescere l’approfondimento culturale e stimolare in ogni modo un’esperienza di visita soddisfacente e piacevole sotto ogni punto di vista, anche attraverso una serie di installazioni: questa la logica che ha guidato l’allestimento della mostra. Si è voluto infatti sfruttare il potenziale attrattivo e comunicativo che ci consentono le nuove tecnologie innanzitutto per mettere in luce caratteristiche dell’oggetto-musealizzato relative non solo alle sue caratteristiche fisico-testuali (materiali di costruzione, luogo di provenienza e periodo di costruzione, costruttore, scala di accordatura, note sul restauro) ma anche alle caratteristiche immateriali, come appunto le caratteristiche del suono generato e il contesto in cui era utilizzato: attraverso una postazione interattiva il visitatore accede a contenuti sonori, ognuno dei quali relativo agli strumenti esposti ancora funzionanti. Abbiamo focalizzato l’attenzione, con l’ausilio di numerose macrofotografie, sugli oggetti chiave, sottolineando simmetrie e opposizioni, valutando accostamenti e distanze, affermando così il valore individuale e contestuale di ognuno degli strumenti esposti. Si è arricchito il percorso con proiezioni audio-visive e contributi sonori di sottofondo che hanno permesso di inserire lo strumento singolo all’interno di un ambiente descritto e insieme evocato: in questo modo si è favorito un ampio e variegato approccio cognitivo al periodo storico, con tutte le implicazioni antropologiche, territoriali, culturali che altrimenti non avrebbero potuto essere tirate in ballo. Attraverso un’immersione evocativa in tempi e civiltà diversi, il visitatore ad esempio si ritrova in un asilo, circondato dall’allegro vociare dei bambini, o in mezzo ai devoti che seguono la statua del santo in processione. Ogni stanza è stata denominata, ed è stato creato un percorso facilitato dalle indicazioni senza però precludere la possibilità di un itinerario individuale; inoltre ognuno degli ambienti è stato corredato di apparati didattici in grado di fornire informazioni in forma comprensibile, limitandone i termini tecnici o comunque spiegandone il senso, consentendo la visita anche senza catalogo.

Francesco Spada esercita la professione di medico di famiglia a Montemesola (Taranto). Da oltre trent’anni colleziona strumenti musicali, partiture e divise. Attualmente è impegnato nella ricerca di nuovi linguaggi museografici e nell’innovazione tecnologica applicata alle raccolte di strumenti musicali.